Centro Teatrale Umbro

Fondato nel 2000 da Massimiliano Donato e Naira Gonzalez, il Centro Teatrale Umbro è finalizzato allo sviluppo di un “teatro d’innovazione” che si pone come arte autonoma non sussidiaria della letteratura drammatica, in cui la scrittura scenica trova nell’attore il suo creatore principale, in osmosi con il regista. Un teatro che partendo dalla preparazione fisica e vocale dell’attore ricerca nuove forme d’espressione, nuove contaminazioni nei linguaggi artistici, che valorizza le diversità. Capace di costruire ponti di dialogo interculturale. 
Alla base del lavoro vi sono profonde motivazioni personali, forti contenuti di ricerca e sperimentazione, versatilità, rigore etico e onestà intellettuale. 
Sviluppando e aggiornando le modalità organizzative dell’esperienza del teatro di ricerca che negli anni ’70 ha rappresentato la chiave di volta del teatro contemporaneo il Centro articola al suo suo interno le seguenti attività:

•   Cantiere permanente di formazione dell’attore.

•   Stage e laboratori di formazione alla cultura teatrale.

•   Laboratori di libera espressività creativa all’interno degli Istituti Scolastici.

•   Produzione e circuitazione di spettacoli teatrali.

•   Ospitalità a progetti artistici.

•   Festival di formazione attoriale “DI UMANITA’, SI TRATTA”.

Vivere il fare teatro come momento di definizione della propria identità ci ha portato a decidere di realizzare questo progetto in una situazione privata e rurale: la pieve di S. Giovanni Battista di Goregge (anno 1330). Un luogo raccolto e protetto, immerso nel silenzio della natura che attraverso la sua ristrutturazione è stato ripensato e valorizzato nella sua destinazione sociale d’uso, un bene vincolato dalla Soprintendenza per il suo valore storico-artistico.
Attualmente la sede comprende: l’ex-chiesa, ora sala prove; una sala polifunzionale dotata di libreria e videoteca; spazi di servizio al teatro; uffici; il laboratorio tecnico. 
Dal 2004 le attività culturali e artistiche del Centro Teatrale Umbro sono riconosciute dalla Regione Umbria e dal Comune di  Gubbio.

ACCENNI STORICI – PIEVE DI SAN GIOVANNI BATTISTA DI GOREGGE

La prima citazione della chiesa di Goregge si ha in un documento del 1163 in cui l’imperatore Federico Barbarossa riceve il monastero di S. Pietro in Gubbio sotto la sua protezione, nell’elenco dei beni  “… In plebe Gloregie”. Da questo documento apprendiamo dunque della presenza della chiesa di Goregge e del fatto che la stessa era una pieve quindi con “cura animarum”, nella quale si battezzava e si seppellivano i morti. 
Le decime pagate dalla chiesa di Goregge nel XIV secolo la attestano per la prima volta come pieve dedicata a S.Giovanni, essendovi nominato nel 1333 “dompno Bartholo plebano plebis S. Iohannis de Goticio”. 
Nel 1523 la Chiesa di S.Giovanni Battista di Goregge passò dai benedettini alla Congregazione degli Olivetani.
In un inventario del 1653 dei beni presenti nella chiesa e nella casa canonica di S.Giovanni di Goregge si ha una sommaria descrizione della consistenza edilizia della casa e della articolazione della chiesa. Vi sono descritti una “prima stanza dove si fa la cucina”, una “2a stanza”, una “3a stanza”, la “cantina”. Riguardo alla chiesa si descrivono le suppellettili dell’”altare Mag.re”, dell’”Altare del Rosario”, dell’”Altare di S.Antonio”, del “Battesimo”. 

Dall’inventario dei beni della chiesa fatto nel settembre del 1805, si rileva la notizia che nell’anno 1778 Don Pasquale Meneghini, vicario della chiesa la decorò mettendo “nel muro quindici quadretti di rilievo in coccio, che rappresentano i quindici Misteri, fatti nel 1513 dal famoso Giorgio Andreoli …”. 
Nel 1831, con la soppressione della congregazione Olivetana, anche la Chiesa di S. Giovanni Battista di Goregge passa ai Camaldolesi. 
La Visita Pastorale del 24 giugno 1908 ci informa dell’edificazione di una nuova chiesa accanto a quella antica, costruita dal Regio demanio dal 1860 in poi. 
La nuova chiesa e l’altare maggiore, realizzato in marmo con il concorso del parroco e della popolazione, goderono del privilegio della consacrazione del vescovo.

Ing. Pietro Tronca