KRONOS GELATO
331 modi di fermare il tempo

Testo di Luca Clabot
Di e con Naira Gonzalez

La poesia Kronos Gelato, si presenta in un elenco ininterrotto di 331 frasi fatte da luoghi comuni. In ogni frase appare la parola tempo.

Come una macchina a ingranaggi, la poesia KRONOS sì mette in moto con un ritmo incalzante, ogni parola spazza via l’altra. Come fa il tempo d’altronde…

Kronos è una poesia brillante perché guarda la vita dall’alto e la serve con leggerezza, è una presa in giro del lettore.

Dopo 330 frasi di luoghi comuni, ecco che arriva la trecentotrentunesima, la più nefasta, quella che ci fa rabbrividire al solo pensiero di “essere nessuno”,l’ultima pedina, per chiudere in modo emblematico, un quadro perfetto dell’ uomo contemporaneo: “Il tempo è scaduto”, una frase imperativa direi, da guardare dritta negli occhi chiedendosi se sia tempo di vivere o di morire.

E’ stato questo finale, che mi ha spinto a creare uno spettacolo su una poesia tanto demenziale, dopo una cavalcata di luoghi comuni; “il tempo è scaduto”, prendeva per me un significato forte; quello di un richiamo, un richiamo alla mia generazione ad agire per i propri sogni, alla mia generazione che si lagna del mondo, girando intorno al superfluo.

Si, ma… quale personaggio poteva solleticare lo spettatore con questa poesia?

Doveva essere la metafora di uno “spirito” che guardandoci dall’infinito, scendeva per beffarsi di noi umani ossessionati dal passare delle ore, per beffarsi di noi, soffocati dai luoghi comuni, per  beffarsi dell’artefatta incoscienza che ha l’uomo, nel distruggere i propri sogni.

Ma bisognava dargli un anima precisa a questo spirito o meglio due anime, una che avesse paura della morte, l’altra della vita.
No,
perché non andare più vicino a cercare questo spirito a due anime che concordassero assolutamente sul fatto che la vita senza sogni è penosa?
L’anima di Luca, l’anima di Naira. E con questo nostro Kronos Gelato rinchiudiamo in un teschio la vita e la morte E la serviamo da pasto.

Il Tempo è scaduto
decidi urgentemente se è tempo di vivere o di morire.
E lasciando lo spettatore con un frammento spezzato di essere o non essere,
l’attore si allontana e inscena la propria fine.
Senza che si sappia se è più dolorosa la morte o la paura della vita.
Senza che si sappia se l’uomo contemporaneo crede di morire o muore veramente.