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Naira Gonzalez
senza il cui contributo questo spettacolo non si sarebbe potuto realizzare
Di e con: Massimiliano Donato
Costumi: Manuela Marti
Ricerca musicale: Barnaba Ponchielli
Disegno luci: Francesco Pennica
Foto: Claudia Pajewski
Si ringraziano per la collaborazione: Edgar Gonzalez, Raffaele Echelli, David Anzalone
Una produzione: Centro Teatrale Umbro
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L'Archivio delle Anime. Amleto
Ho affidato le mie ceneri
al rondone dal petto bianco,
le porta nel becco… come enigmi.
Chi si burla di tutta questa angoscia?
Ferocemente mi sono stretto alle pietre sepolcrali
Cercando un epitaffio,
Cercando un po’ di dignità, un poco di decenza.
L’ho cercata sul promontorio,
Quella roccia che si sporge dalla sua base sulla distesa vasta del mare
Dove l’aria odora come se spirasse da prati appena falciati.
Ho cercato di stanarla frugando con tatto sensibile, sprecando ordini
Con la calma e la pazienza e poi con la pazzia, il delirio, il sangue in fiamme e la fronte bollente, Cacciando con furia schiumosa, da demonio più che da uomo.
Sarcastico fino alla fine non sono mai stato di me stesso l’amante.
Come un becchino sdegnoso ho calpestato le ossa bianche dei cadaveri
che scricchiolavano e si spezzavano come conchiglie,
ho menato gomitate contro i miei affetti,
malvagiamente sputacchiando intorno a me,
quella malvagità che sta al principio delle cose.
Dove vanno gli assassini, amore mio più caro?
Arrugginiremo tra l’erba come falci dimenticate
Mentre il rondone che si è precipitato nei burroni più oscuri è tornato a librarsi in alto e a scomparire nel sole.
IL BECCHINO
La tragedia si sta per compiere e Amleto dedica al pubblico la sua morte, di lì a poco il suo corpo verrà portato sul palco e i cannoni annunceranno al cielo che un nobile uomo è caduto. A Orazio il compito di non lasciarne il nome ferito, di raccontarne le gesta: che se solo ne avesse avuto l’occasione avrebbe dimostrato al mondo tutto il suo valore, peccato... peccato che la morte lo abbia privato del suo nobile destino e gli abbia riservato un posto tra i miti. Il suo dolore, come quello di Jim Morrison o Kurt Cobain rimarrà eternamente giovane: diventerà leggenda e i suoi affezionati ammiratori, nei più diversi adattamenti, potranno riascoltare i suoi pensieri che come una creatura gli divorano il cuore, per sempre.
Ma quando della morte rimane solo il silenzio e l’odore, quando i personaggi hanno compiuto il loro tragico destino, quando il pubblico ha consumato il suo pasto e sazio dell'eroe che pensa ha lasciato il teatro per rientrare nella sua quotidianità lasciandosi alle spalle l'artificiosa morte, chi si occupa di seppellire i sogni perché il giorno dopo rifioriscano?
E’ davanti ad una platea vuota che prende forma la figura della nostra riscrittura scenica, quella del becchino. Una figura dal trucco marcato, pallido di cipria, l'ombretto che marca le occhiaie, con una barba finta di vecchio in un cappotto nero… ohibò il becchino del teatro non può essere che pieno di finzioni. A lui il compito di cancellare le tracce della tragedia, di raccogliere i feticci dei personaggi, di seppellire i loro desideri, i loro pensieri, i loro sogni, di cancellare i segni del loro passare perché la sera dopo li lascino come se non avessero mai percorso quella strada.
Sfortunatamente per il becchino, non può esserci teatro senza pubblico dunque per quanto abbia deciso di conoscersi nel silenzio e nella solitudine di un teatro vuoto, di servire un cimitero che accoglie e custodisce enigmi, questa sera l'Amleto lo celebra lui. Lui da solo, come burattini nelle mani di un demiurgo compassionevole e ironico, animerà i personaggi, ricordandone le battute. Potrebbero essere quelle o altre, poco importa, bastano a se stesse.
Celebrerà lui questo dramma intessuto di domande e di dubbi, di risposte contraddittorie, di lacune che ha un'unica certezza: la morte. Quella dei personaggi ma forse anche quella degli uomini condannati a rivivere sempre uguale il loro destino, presentandoci quel pensiero sincero e crudo che cerca il senso dell'esistenza… ma pensare è un'audacia, un privilegio riservato a Dio soltanto, i cuori degli uomini sussultano s’agghiacciano e spaccano.
A questa tragedia del disincanto non c'è cura o soluzione se non quella per il becchino di vivere in un cimitero fatto di trucchi e artifici in cui forse è ancora possibile lasciarsi incantare. Forse.
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